In scena al teatro degli Audaci dal 4 al 14 aprile
Il Teatro degli Audaci di Roma ha proposto, per la seconda volta, una grande opera del teatro dell’assurdo: “Finale di partita” di Samuel Beckett, per la regia di Flavio De Paola che interpreta Hamm, Ilario Crudetti (Clov), Serena Renzi (Nell) ed Emiliano Ottaviani (Nagg), in una versione moderna, che offre spunti di riflessione sulla condizione contemporanea della società.
La narrazione si incentra sulla figura di Hamm, cieco e paralizzato al termine della sua esistenza, che rappresenta in un gioco metaforico a scacchi “la figura del re”, che viene messo continuamente sotto scacco dagli altri personaggi. Il rapporto tra lui e Clov è il nucleo centrale dell’opera e attraverso un incalzante dialogo vengono esplorate le dinamiche di potere, in una trama di relazioni complesse e disperate, dove bisogno e convenienza oltrepassano i limiti della morale e della buona coscienza. Attorno a questa dinamica, troviamo i genitori di Hamm, la madre Neil e il padre Nagg, che ridotti a tronchi umani vivono e vegetano all’interno di due bidoni dell’immondizia e toccano la sensibilità del pubblico offrendo una riflessione sulla condizione umana contemporanea che non ammette deboli e li delega ai margini della società, classificandoli come “piaghe sociali”.
La versione proposta dell’opera di Beckett, risulta estremamente attuale e i personaggi vicini, con Nell e Nagg che potrebbero rappresentare le persone che sono costrette ad abbandonare la casa e vivere sulle strade, coperti da cartoni, costretti all’elemosina e private di qualsiasi dignità. E quanto spesso il Clov dentro di noi desidera fortemente qualcosa di migliore, camminando sul filo della precarietà e cercando invano un riscatto, per poi rassegnarsi? Almeno una volta abbiamo giocato o giocheremo, come Hamm, un’accanita partita contro il più astuto dei rivali: la vita. La sua figura si riflettere sulla precarietà della vita e sulla ricerca infruttuosa di un riscatto, diventando una metafora della lotta dell’individuo contro le avversità della vita, una partita che indistintamente coinvolge ogni essere umano.
Il regista Flavio De Paola propone uno scenario, che, come quello di Beckett al termine della II Guerra Mondiale, si può definire post-atomico. La desertificazione della scena che appare come un rifugio bellico, il vuoto e il silenzio assoluto esterni lasciano immaginare che sia avvenuta una catastrofe per la quale non vi sia alcun rimedio. I personaggi diventano prigionieri di una realtà che non lascia speranza. Ognuno in qualche modo immobile e costretto nella solitudine della propria posizione, emblema di un’umanità impotente che da sola si è negata qualsiasi forma di prospettiva, svelando l’inganno su cui si regge.
Un lavoro ben riuscito che lascia gli spettatori con interrogativi e spunti di riflessione sulla condizione contemporanea della società.
di Samuel Beckett
con Flavio De Paola, Ilario Crudetti, Emiliano Ottaviani, Serena Renzi
Regia Flavio De Paola
Fotografie di Monica Irma Ricci





