La compagnia ECHOES ha presentato THE DARK SIDE OF THE MOON presso il Teatro Off Studio di Roma.
Un omaggio in danza ai Pink Floyd, il lavoro coreografico porterà lo spettatore in relazione con i lati oscuri dell’esistenza umana che verranno proposti in un susseguirsi di 9 quadri danzati, in cui danza e teatro si fonderanno l’un l’altro. Il crescente conflitto interiore, le piccole nevrosi dell’uomo contemporaneo, il rapporto ossessivo con il denaro, lo scorrere del tempo che ci scivola tra le mani, la solitudine e l’incapacità crescente di comunicazione fisica, la paura della morte, la follia: questi sono i temi principali che verranno affrontati con “drammatica ironia” dalle 6 danzatrici in scena.
In particolare:
Prologo: Il bianco e il nero, il noto e l’ignoto, la certezza e il dubbio, la consapevolezza e l’incoscienza, la vita e la morte: insieme, uniti, indissolubili, questi dualismi convivono nel genere umano. Insieme ma separati, uniti ma distinti.
Ognuno ha il proprio lato oscuro (Speak to me – Breathe): Inconsapevolmente in ogni momento della nostra vita ci ritroviamo a dialogare con la parte oscura (nascosta) di noi stessi. Questo nostro doppio essere a volte resta assopito e non ci crea problemi, altre ci disturba, altre ancora ci spaventa, in alcuni casi ci aiuta, in altri avremmo voglia di strapparci di dosso qualcosa che sentiamo non provenire da noi oppure ci piacerebbe tirare fuori qualcosa che sentiamo ma che non riusciamo a far uscire da noi stessi.
Le paure (On the run): Quando ci rendiamo conto di avere dei lati nascosti, quando ciò che è manifesto e ciò che è celato entrano in contrasto, entriamo in una condizione di caos emotivo che si traduce in amplificazione delle nostre paure, del vuoto che lascia dentro di noi ogni domanda che non trova risposta.
Il tempo (Time): La vita è fatta di tante situazioni, di innumerevoli incroci di vite. In tutto questo il tempo passa, avanza ininterrotto come un metronomo. E’ un’unità di misura imparziale che inconsapevolmente condiziona molti aspetti della nostra vita. Il tempo è sempre troppo o troppo poco; vola o sembra non passare mai; costruisce e distrugge ogni cosa.
Il peso dell’esistenza (The great gig in the sky): Il tempo della vita dal momento in cui nasciamo non si ferma mai e ogni giorno che passa il filo che ci lega alla morte si accorcia e lei si insinua sempre di più nei nostri pensieri rendendo la vita sempre più pesante. Fino all’ultimo, come natura umana vuole, ci sforziamo di continuare e di andare avanti, perché vale sempre la pena risollevarsi e continuare a vivere, ma la morte alla fine vince sempre sulla vita e arriva per tutti.
La ricchezza (Money): Nessun uomo dovrebbe cedere alle lusinghe del denaro: i soldi e il potere, l’ossessione del gioco, il desiderio di onnipotenza, l’ergersi al di sopra degli altri possono darci qualche fugace momento di appagamento ma presto ci si accorge di star perdendo il senso morale, divenendo schiavi di quello che si ha e non potendo più accontentarsi di nulla, riscoprendosi, dunque, poveri.
Comunicare con l’altro (Us and them): Bisogno e paura di comunicazione: il quadro perfetto della società contemporanea. Desideriamo comunicare con gli altri ma abbiamo paura di essere “contaminati” dall’altro. Siamo isolati ma non saremo mai soli: un filo ci unisce al resto dell’umanità anche se cerchiamo di fuggire, di crearci la nostra campana di vetro. Più cerchiamo di scappare dagli altri più il bisogno umano di vivere insieme ci annoda ai nostri simili.
Così unici, così simili (Any colour you like): Ognuno di noi ha la propria caratteristica vincente, qualcosa che lo faccia sentire il migliore, un aspetto manifesto di sicurezza in se stessi. Questa caratteristica resta in vigore fino a quando non arriva qualcuno che sembra avere qualcosa in più di noi e quel qualcuno arriva sempre, puntualmente facendoci perdere la sensazione di essere speciali. Perché il migliore in assoluto non esiste, tutto è relativo: rendendoci conto di questo capiamo di essere tutti speciali in ugual misura, quindi tutti simili.
Chi è il folle? (Brain damage): Noi siamo abituati a guardare il mondo con gli occhi della “gente normale”. E se provassimo a guardarlo con gli occhi dei “folli”? Chi ha stabilito cosa è “normale” e cosa non lo è? Una maggioranza di persone che vedevano le cose nella stessa maniera. E se fosse stato tutto un errore, se un unico essere umano sano si fosse ritrovato in un mondo di folli? Chi sarebbe veramente il folle?
Ogni cosa è chiara sotto il sole ma il sole è offuscato dalla luna (Eclipse): Come fantocci tirati e tenuti su da fili invisibili ci illudiamo di vivere la nostra vita da protagonisti essendo noi stessi e autentici ma in realtà siamo oggetti di qualcosa che sta al di sopra di noi, che va oltre la nostra comprensione, quindi ogni cosa che facciamo, vediamo, assaggiamo, ogni esperienza che viviamo è filtrata, ci appare chiara ma in realtà è diversa da come noi la percepiamo.
In scena Diana Costantino, Laura Di Biagio, Ilaria Fantauzzi, Giuliana Maglia, Sara Molinaro, Giulia Nemiz eseguono le coreografie di Giuliana Maglia
La compagnia al termine dello spettacolo ha salutato il pubblico presente.
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Fotografie di Monica Irma Ricci





